Terza domenica d’avvento B (7-12-2014)

Terza domenica d’avvento B (14-12-2014)

“Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Egli non era la luce,ma doveva render testimonianza alla luce.”

Noi siamo testimoni di una vita che ci precede, la cui origine si ritrova nel tempo. Dentro ciascuno di noi è scritta la storia dell’umanità del passato e anticipata quella futura. La si può leggere nella misura in cui siamo capaci di trasmetterne tutta la ricchezza e l’originalità. Siamo tutti uomini mandati da Dio anche se il nostro nome non è Giovanni. Ma il compito non è meno importante e impegnativo del suo. Anzi credo proprio che sia superiore. Egli era un testimone della luce, un segnale che rimandava alla fonte. un’eco della Parola e una risonanza di secoli di silenzi infiniti.
Per svolgere il compito di testimone della luce bisogna fare strada a Gesù, scoraggiando chi vorrebbe fermasi sotto il lampione. Può capitare, quando si è testimoni di nulla, di sentirsi luce solo perché si sta sostando sotto un lampione. Il testimone non è la luce ma è toccato da essa a tal punto che la riflette. Si richiede l’assoluta sua trasparenza perché la luce l’attraversi senza creare ombre. Grazie a lui la luce arriva e si diffonde anche dietro l’angolo. Il testimone è vivo ed efficace finché la luce lo può raggiungere. Neppure la morte riesce a spegnerlo. Giovanni Battista, ucciso per testimoniare la luce, anche da morto ne da testimonianza, perché non è una canna sbattuta dal vento e la fiamma della sua lampada resiste alle bufere. Nessuna tenebra, per quanto fitta, è più forte persino di un lucignolo fumigante, di cui bisogna prendersi cura perché non si spenga. Verrebbe da dire che finché c’è luce c’è speranza.
Ma noi, a differenza di Giovanni Battista, siamo mandati per essere luce e risplendere fra le tenebre. Non siamo più testimoni, ma la stessa luce che è Gesù, che si diffonde attraverso le opere di luce che gli altri possono vedere per rendere gloria al Padre dei cieli. Questa è una luce che si coniuga con la verità, quindi chi è ambiguo e bugiardo non può rappresentarla. E neppure chi sceglie di non venire allo scoperto e preferisce brancolare nel buio. Va messa perciò in alto perché si possa vedere e possa illuminare quanto più spazi possibile. La luce non serve per illuminare se stessi, ma gli altri.
La vera luce di Dio è l’amore. Chi non ama perciò è nelle tenebre. Rendere testimonianza alla luce, quindi, significa inventare relazioni di amore autentico. Le vere tenebre sono quelle del cuore chiuso ai bisogni degli altri. La luce dice a tutti, non con parole ma con gesti concreti, che Dio è l’amore che illumina ogni uomo.
La notte è calata nel mondo quando il fratello diventò nemico, quando marito e moglie si accusarono a vicenda, quando i figli, orfani d’amore, crebbero aggressivi, quando gli uomini invece di condividersi il pane cominciarono a spartirsi il bottino di guerra e per vivere insieme hanno abbandonato il codice dell’amore e lo sostituirono con il codice penale e con quello in-civile. Il mattino di pasqua subentrerà a tale notte man mano che i testimoni della risurrezione saranno in grado di scommettersi sulla possibilità che la tenebra della divisione e della morte, attraverso le loro opere di luce, venga definitivamente sconfitta. Tu, ti puoi definire testimone di questa luce e perché?


Padre Marcellino Pane (Messina)