Questa è una pagina di Vangelo laica. Non riguarda, infatti, i credenti in Gesù, ma tutti i popoli, non le sue chiese, ma tutte le nazioni, non i suoi amici, ma anche i nemici, non quelli conosciuti, ma quelli sconosciuti, non il gruppo ristretto del cenacolo, ma quello larghissimo di ogni strada.
Gesù è un re geniale, si mette al centro della storia universale in un modo così laico che tutti lo possono, anzi, lo devono riconoscere. Non si fa accettare o rifiutare dall’autorità del potere che ne giudichi la convenienza di accoglierlo o meno attraverso una religione di stato. Sappiamo bene che molti sono i popoli che non l’hanno fatto mai entrare nei propri confini, o, se è entrato, ha dovuto farlo o da clandestino o sottostando alle regole dei Cesare di turno. Tutti i popoli, invece, sono accolti da lui, ad una sola condizione: che abbiano rispetto e cura per ogni uomo. Ai suoi discepoli chiede di amare come ama lui stesso, ai popoli di rispettare tutti, e avranno la sorpresa di averlo incontrato senza saperlo. I suoi discepoli, quindi, amano gli altri perché hanno incontrato il Signore, quelli che non sono suoi discepoli, servendo chi ha bisogno, sapranno di averlo incontrato. Non c’è bene dell’uomo che non porti a Cristo. Chi incontra l’umanità dell’uomo incontra Lui. Si può così sperimentare il paradosso di averlo rifiutato come esponente di una religione, ma, avendolo servito nell’uomo bisognoso, essere accolti da Lui tra i benedetti dal Padre suo.
Proclamarsi suo credente e non riconoscerlo come Re nel fratello significa avere una fede fasulla e sperimentare la sorpresa di non essere riconosciuti da Lui perché mai incontrati tra i suoi poveri, anche se avessero profetato in suo nome. Troppo spesso il non credente arriva per prima a soccorrere l’ubriacone sdraiato all’uscita della chiesa, scansato con diligenza da tutti quelli che all’interno avevano proclamato il credo. Eppure chi ha veramente incontrato il Signore non dovrebbe avere difficoltà a riconoscerlo in ogni uomo. Madre Teresa non dovrebbe essere un’eccezione tra i credenti, ma la normalità. Lei stava in ginocchio davanti al Sacramento, ma anche, e per molto più tempo, davanti a cenci umani. Il Sacramento la rimandava al povero e il povero al Sacramento, perché l’uno e l’altro sono la stessa cosa. Quando il Sacramento non rimanda al povero, e non occasionalmente, ma normalmente, e non a fargli l’elemosina, ma ad amarlo e farsene carico, la fede in Gesù non c’è più, anche se l’ora santa è andata bene. Il contatto con Gesù rende acuta la vista e sensibile il fiuto e caldo e tenero il cuore verso il fratello, non rende più cafoni e arroganti e superficiali e fondamentalisti. E l’altro è sempre fratello anche se immigrato, extracomunitario, e colpevole ubriacone, e impenitente carcerato. La distanza tra credenti e non credenti non è segnata dai dogmi ma dal bisogno dell’uomo. In Gesù tutti i confini crollano perché annegano in un bicchiere d’acqua dato con amore ad un assetato. Questo non lo apprendi da nessuna scuola, ma quando ad avere bisogno sarai tu stesso, e chi ti soccorrerà nel tuo volto incontrerà Gesù. Non sarebbe bene che ti allenassi soccorrendo ogni altro?


Padre Marcellino Pane (Messina)